Di Lorenzo Cedrone (Consigliere comunale di San Donato Val di Comino; Delegato all'Ambiente e all'Agricoltura; Rappresentante del Lazio nel Consiglio Nazionale di AssoGuide).
La questione non riguarda soltanto le Guide Ambientali Escursionistiche. Riguarda il rapporto tra istituzioni e territori. Riguarda il modo in cui si immagina il futuro delle aree interne. Nelle settimane scorse la IX Commissione del Consiglio Regionale del Lazio ha approvato il testo della proposta di legge che istituisce il Collegio delle Guide Alpine e degli Accompagnatori di Media Montagna, respingendo gli emendamenti presentati dalle principali associazioni nazionali delle Guide Ambientali Escursionistiche, tra cui AssoGuide.
Secondo le associazioni di categoria, il testo approvato apre la strada ad una ridefinizione degli equilibri professionali in ambiente montano, con il rischio di restringere gli ambiti operativi delle Guide Ambientali Escursionistiche a vantaggio di altre figure professionali. In altre parole, professionisti che oggi operano legittimamente nell'accompagnamento escursionistico, nell'educazione ambientale, nell'interpretazione del territorio e nella valorizzazione del patrimonio naturale e culturale potrebbero vedere progressivamente ridotti i propri ambiti di attività, con evidenti ripercussioni sul lavoro e sulle economie delle aree interne. È proprio questo il motivo per cui AssoGuide, ha presentato emendamenti e richiesto modifiche al testo. Proposte che sono state respinte, lasciando irrisolte le criticità segnalate. Quando si restringono gli spazi professionali di chi accompagna visitatori nei sentieri, nei borghi, nelle aziende agricole e nelle aree protette non si colpisce soltanto una categoria. Si colpisce un pezzo dell'economia delle aree interne.
Da amministratore della Val di Comino vivo in un territorio che ha scelto una strada precisa: quella del turismo sostenibile, dell'agricoltura di qualità e della valorizzazione del patrimonio naturale e culturale. Non stiamo parlando da osservatori esterni. Parliamo da un territorio che vive all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e che da anni investe sulla fruizione responsabile della montagna come leva di sviluppo. Le Guide Ambientali Escursionistiche rappresentano una risorsa strategica in questo percorso. Raccontano i territori, promuovono le produzioni locali, collaborano con le aziende agricole, valorizzano il patrimonio culturale e naturale e portano persone nei nostri borghi. Spesso riescono a fare, attraverso il loro lavoro quotidiano, ciò che le istituzioni non riescono a realizzare nonostante strategie, tavoli tecnici, convegni e risorse pubbliche a disposizione. Anche sul tema della sicurezza sarebbe opportuno evitare semplificazioni. Le Guide Ambientali Escursionistiche e gli Accompagnatori di Media Montagna svolgono attività differenti e operano in contesti diversi. Sarebbe interessante comprendere quanti degli episodi tragici richiamati a sostegno di questa legge abbiano realmente coinvolto l'attività delle Guide Ambientali Escursionistiche. Perché una cosa è parlare di sicurezza, altra cosa è utilizzare la sicurezza come argomento per comprimere gli spazi professionali di chi svolge un lavoro diverso.
Associazioni come AssoGuide, AIGAE e LAGAP rappresentano migliaia di professionisti e hanno costruito negli anni sistemi strutturati e obbligatori di aggiornamento professionale continuo, pienamente coerenti con la Legge 4/2013. La politica dovrebbe avere il coraggio di distinguere tra chi chiede privilegi e chi chiede semplicemente di lavorare. Le Guide Ambientali Escursionistiche non stanno chiedendo corsie preferenziali. Chiedono che non vengano chiuse quelle esistenti. Quando le osservazioni delle associazioni che rappresentano migliaia di professionisti vengono integralmente respinte, mentre trovano ascolto posizioni sostenute da realtà molto più ristrette, una domanda diventa inevitabile: chi sta realmente orientando le scelte della politica regionale? Non è una questione personale e non riguarda i singoli professionisti. Riguarda il metodo. Perché le leggi dovrebbero nascere dal confronto con tutti i soggetti coinvolti e perseguire l'interesse generale dei territori, non l'interesse particolare di categorie meglio rappresentate nei luoghi decisionali.
Le aree interne non stanno morendo per mancanza di regole. Stanno morendo per mancanza di opportunità. E chi governa dovrebbe chiedersi perché continui ad essere più semplice organizzare un convegno che creare lavoro, più semplice annunciare una strategia che produrre risultati, più semplice costruire nuovi vincoli che sostenere chi ogni giorno genera economia nelle montagne del Lazio. Le comunità montane non chiedono assistenza. Chiedono di poter lavorare, competere e costruire il proprio futuro. E chi oggi governa farebbe bene a ricordare che le comunità montane possono essere lontane dai palazzi del potere. Ma non sono affatto lontane dalle urne.