Lavoro: il viaggio della UIL fa tappa a Pescolido

Alla scoperta di un'attivita' produttiva interessante

Lavoro: il viaggio della UIL fa tappa a Pescolido

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Nel nostro viaggio alla scoperta delle realtà produttive ciociare abbiamo conosciuto un giovane imprenditore di Pescosolido, Danilo Scenna che, dopo essersi laureato in Economia e Management, ha deciso di specializzarsi nel campo della viticoltura. Nei suoi vigneti produce uva del tipo maturano, trebbiano per il vino bianco e lecinaro, san giovese, uva giulia per la produzione del rosso. Siamo andati a trovarlo a Pescosolido, ed abbiamo avuto anche la piacevole sorpresa della partecipazione del Sindaco neo eletto Donato Bellisario. La lunga ed interessante chiacchierata ci ha fatto scoprire un’attività rivolta anche al sociale. Per comodità di lettura abbiamo raccolto in alcune domande tutto ciò che ci è stato raccontato e mostrato.

Perché questa scelta?

 Il vino è stata da sempre la mia più grande passione, unita a quella per i cavalli. Ho fatto delle mie 2 passioni il mio lavoro. Nel 2012 è nata D.S. bio, ho recuperato dei vigneti di famiglia e ho iniziato a piantare nuovi impianti. Ad oggi produciamo 15.000 circa, siamo alla terza annata di produzione.

La ritieni l’obiettivo della tua vita? Assolutamente si. A distanza di sette anni posso dire di aver fatto la scelta giusta investendo sul mio territorio di origine. Sono ancora all’inizio del mio percorso, ma i primi risultati, a livello commerciale, sono molto incoraggianti.

Quale inserimento-impatto ha avuto nella società di Pescosolido?

 Molto positivo. A Pescosolido, come in tutti i territori montani e marginali della provincia di Frosinone, si è sempre praticata un’agricoltura di sussistenza a conduzione famigliare. Non sono molte le aziende agricole strutturate, ma negli ultimi anni la tendenza sta cambiando. Sono molte le aziende (quasi tutte certificate biologiche) che sono nate e lavorano in diversi settori: allevamento ovi-caprino, apicoltura, fattorie didattiche, olivicoltura ecc. Questo a dimostrazione che, chi come me, ha iniziato qualche anno fa è stato di buon esempio.

Quali sono le opportunità di mercato?

La mia è un’azienda certificata biologica e biodinamica. Cerchiamo di coltivare con metodi sostenibili seguendo i dettami dell’agricoltura biodinamica. I miei vini vengono venduti maggiormente all’estero (Giappone, Inghilterra, Francia, Paesi scandinavi) e per quanto riguarda l’Italia, buona parte a Roma dove sono presente nel Mercato di Campagna Amica al Circo Massimo con un punto vendita.

 Pensi di entrare nel circuito di “agricoltura sociale”?

Sono dell’idea che le aziende agricole da sempre fanno agricoltura sociale, dapprima che qualcuno coniasse questo termine. Da sempre nelle famiglie di agricoltori si è cercato di aiutare i soggetti svantaggiati dandogli un’opportunità lavorativa senza escludere nessuno. Nel mio caso, sin dall’inizio ho collaborato con il centro SPRAR del Comune di Sora, attivando dei tirocini formativi e di orientamento lavorativo con dei ragazzi richiedenti asilo. Sono diversi i ragazzi stranieri che in questi anni hanno lavorato nella mia azienda, ragazzi con alle spalle storie molto difficili, ma con una grande dignità e voglia di lavorare. Inoltre, proprio in queste settimane, abbiamo firmato un protocollo di intesa con un’associazione che si occupa di donne vittime di violenza, per attivare un percorso di inserimento lavorativo all’interno di aziende agricole.

Quale rapporto hai avuto ed hai e che vorresti con il Comune?

Devo dire che sono stato abbastanza fortunato, perché l’amministrazione locale (sia a livello politico che amministrativo) ha sempre agevolato le mie richieste e quelle di tutte le altre aziende agricole. Lavorare in un piccolo Comune ha il vantaggio del contatto umano, a differenza di grandi centri.

Con le Istituzioni?

 Il problema più grande consiste nel relazionarsi con gli Enti superiori, a partire dalla Regione. Il settore agricolo negli ultimi decenni ha visto un aggravio di adempimenti burocratici che tolgono molto tempo ai titolari delle aziende. C’è bisogno sempre di più di affidarsi a consulenti e organizzazioni di categoria al fine di supportare gli agricoltori nella compilazione delle varie domande, bandi, alle certificazioni ecc. Il paradosso è che molte volte si sta più dietro alla documentazione che al lavoro vero e proprio in campo. Lo snellimento burocratico deve essere un obiettivo delle Istituzioni, perché molte volte diversi organismi svolgono i medesimi controlli, e questo non è più tollerabile.

Hai cercato incentivi ed aiuti istituzionali?

 Ho partecipato al bando del “primo insediamento” del PSR nel 2012, ma non fu finanziato per carenza di fondi. Questo episodio mi ha costretto a rivedere tutto il mio business plan e il mio progetto aziendale iniziale. Ha rallentato solo di qualche anno l’obiettivo, ma rimboccandomi le mani sono riuscito lo stesso ad iniziare l’attività e portarla avanti. Consiglieresti ad un/una giovane di intraprendere questo percorso? Il consiglio che mi sento di dare ai miei coetanei è quello di fare esperienze formative e lavorative al di fuori del contesto di origine, per apprendere cose nuove e per “aprire” la propria mente. Molti ragazzi che hanno fatto percorsi di studi diversi dal mondo agricolo (io stesso sono laureato in economia e management) stanno tornando per investire, a livello imprenditoriale, in questi territori. Questa è l’unica alternativa per risollevarli dallo spopolamento che stanno attraversando. Sono proprio le nuove generazioni che possono risollevare le sorti di questi territori, investendo risorse e know how coltivando/ allevando eccellenze enogastronomiche e puntando su un turismo rurale ed esperienziale sempre più apprezzato dai turisti, soprattutto stranieri.

Esiste un percorso turistico per “agganciarvi” il prodotto e farlo emergere?

 Pensi che potrebbe aiutare? L’azienda si trova a Pescosolido, nel versante laziale del Parco nazionale Abruzzo, Lazio e Molise, all’interno dell’unico bio distretto della Regione Lazio: quello del Valle di Comino. Sono diverse le strutture ricettive con le quali collaboriamo. Molti ospiti dei b&b e agriturismi del territorio vengono nella nostra cantina per delle visite guidate e per degustare i nostri vini.

 Hai proposte?

 Più che una proposta, il mio è un appello rivolto ai miei colleghi produttori, alle strutture ricettive, ma soprattutto alle istituzioni locali. L’unico modo per risollevare le sorti della nostra provincia è quello di fare rete. Il nostro obiettivo è quello di promuovere e valorizzare i nostri prodotti INSIEME, soprattutto nei mercati esteri, e cercare di attrarre turisti che vengano a visitare i nostri borghi, a mangiare i nostri prodotti e godere dei nostri paesaggi. Quando riusciremo a fare questo allora ci potremmo ritenere soddisfatti. Forse è un progetto troppo ambizioso ma qualcuno deve pur iniziare; anche perché alternative non ne abbiamo. L’industrializzazione dei decenni scorsi purtroppo ha fallito, riducendo drasticamente la domanda di lavoro. Quindi, a mio avviso, l’unico settore su cui puntare (soprattutto nei territori marginali) è quello agricolo, che può fare da volano per altri settori produttivi, a partire da quello turistico.

S. M.