La Forestale ferma il business dei rifiuti in Ciociaria

8 arresti e 17 indagati per corruzione, abuso d’ufficio, truffa e traffico di influenze illecite

La Forestale ferma il business dei rifiuti in Ciociaria

Nell’odierna mattinata il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (N.I.P.A.A.F.) del Gruppo Carabinieri Forestale di Frosinone ha eseguito una ordinanza di applicazione di misure cautelari, 2 in carcere e 6 arresti domiciliari, emanata dal GIP presso il Tribunale di Frosinone, su richiesta della Procura della Repubblica di Frosinone, nei confronti di imprenditori, politici e funzionari pubblici.

In carcere sono stati condotti un tecnico del Comune di Sgurgola (FR), che amministrava di fatto una società di Anagni (FR), e un imprenditore di Veroli nel settore dello smaltimento rifiuti urbani, già sottoposto ad analoga misura per altro procedimento penale.

Agli arresti domiciliari sono stati posti un assessore del Comune di Sgurgola, un funzionario della Città Metropolitana di Roma, un ex funzionario dell’ASL di Frosinone, il rappresentante legale della società di Anagni, un altro amministratore di fatto della società di Anagni ed un dipendente della stessa.

Sono state perquisite anche abitazioni ed uffici. L’indagine, durata due anni, riguarda 17 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, truffa, traffico di influenze illecite e false attestazioni o certificazioni. Gli investigatori, oltre ad attività intercettive telefoniche ed ambientali, hanno riscontrato le ipotesi delittuose tramite l’esame di una massiccia mole di documenti e con pedinamenti e osservazioni dirette.

I fatti contestati ruotano intorno alla società di Veroli, come detto operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti urbani, e alla società di Anagni, una multiservice che si occupa prevalentemente di lavori edili. La società verolana effettua lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel Comune di Sgurgola e, a causa dei numerosi disservizi causati alla cittadinanza nell’effettuazione della raccolta e smaltimento dei rifiuti, è destinataria di continue contestazioni, con conseguente elevazione di numerose sanzioni, così come previsto dal capitolato d’appalto. Tali sanzioni, però, non vengono mai effettivamente riscosse da parte del tecnico comunale, il quale, per la gravità delle violazioni al contratto d’appalto, avrebbe dovuto addirittura avviare l’iter di risoluzione del contratto d’appalto.

In cambio la società verolana subappaltava alla società di Anagni, amministrata di fatto dal tecnico comunale di Sgurgola, parte dei lavori che effettuava in altri Comuni della provincia di Frosinone. L’imprenditore verolano, inoltre, per farsi pagare le fatture da parte del Comune di Sgurgola, sollecitava l’intervento di un assessore del Comune stesso, il quale in cambio chiedeva (ed otteneva) posti di lavoro per determinati soggetti. Non solo, ma lo stesso assessore avvisava l’imprenditore di controlli in programma da parte dei Vigili Urbani di Sgurgola e, in una occasione, interveniva per non far elevare una sanzione.

Tra i reciproci scambi di favore tra la due società spicca un episodio di rilevo. Il tecnico comunale, dovendo la sua società smaltire dei rifiuti ingombranti, si serve della società verolana. Lo smaltimento però viene fatto figurare come avvenuto a carico del Comune di Sgurgola, anziché della società di Anagni, attraverso la firma sui formulari da parte del tecnico comunale. L’imprenditore verolano è poi attivo anche in altri Comuni, partecipando con la sua società a diverse gare per la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Ebbene, avendo partecipato ad una
gara pubblica indetta dal Comune di Trevi nel Lazio (FR), ed avendola persa, tentava in vari modi, con l’ausilio di un rappresentante di altra società, di convincere il legittimo vincitore a rinunciare all’affidamento, in modo tale da subentrare con la sua società. Tentativi che alla fine sono risultati vani.

Dal canto suo la società di Anagni è risultata aver vinto una gara indetta dall’ASL di Frosinone, relativa alla manutenzione degli spazi verdi. Ebbene, ad appalto scaduto, la società continuava a ricevere il pagamento di fatture, oppure riceveva pagamenti in eccesso rispetto al quantum previsto dal contratto d’appalto. Questo grazie ad un funzionario dell’Ente, che riceveva in cambio somme di denaro e la promessa di pagamento del pranzo che il funzionario intendeva offrire per il suo imminente pensionamento. Un danno per l’ASL da diverse decine di migliaia di euro. Per ottenere l’assegnazione di futuri appalti da parte del Comune di Anagni, in particolare per la messa in sicurezza del territorio a causa di dissesti idrogeologici, i rappresentanti della società di Anagni assumevano un amico d’infanzia di un esponente politico del Comune, su sua espressa richiesta. Nel frattempo, nell’agosto del 2018, alla società veniva affidato dal competente servizio l’appalto per la disinfestazione del Comune di Anagni, facendo risultare una indagine di mercato in realtà mai avvenuta e senza neanche aver visionato un preventivo prima dello stesso affidamento dei lavori.

Proprio per gestire la società, il tecnico comunale in una occasione si è assentato dal lavoro presso il Comune di Sgurgola presentando un certificato medico, senza essere visitato dal proprio medico di fiducia che provvedeva comunque al rilascio e alla firma del certificato stesso. Altro episodio corruttivo riguarda dei lavori effettuati dalla società di Anagni per la Città Metropolitana di Roma. A fronte della gara d’appalto affidata alla società, e relativa a lavori edili di risanamento di un edificio scolastico, un funzionario della Città Metropolitana di Roma, che aveva partecipato alla procedura di affidamento, riceveva dai rappresentanti della società una somma di denaro pari a 2.500 euro.

Infine il Comune di Sora ha affidato alla società di Anagni l’appalto per la manutenzione del tratto del fiume Liri ricadente nell’ambito del Comune stesso. Per ottenere l’appalto un dipendente della società concordava con il funzionario comunale e con la rappresentante di altra società l’offerta da presentare, risultata poi vincente, alterando così il normale svolgimento della selezione pubblica.

Vista la gravità dei reati contestati, e il concreto pericolo di reiterazione degli stessi, il GIP del Tribunale di Frosinone, su espressa richiesta dei PM procedenti, ha ritenuto di applicare le citate misure cautelari. L’imprenditore verolano, tra l’altro, stava tentando di costruire un vero e proprio “sistema” attraverso il quale alterare le gare pubbliche relative allo smaltimento dei rifiuti urbani indette dai Comuni. In particolare l’imprenditore voleva trovare un accordo con i rappresentanti delle altre società concorrenti per riuscire a spartirsi le gare, con un minimo ribasso sulle offerte già concordate prima della presentazione. Un progetto che, se realizzato, avrebbe non solo arrecato un danno economico ai Comuni, ma avrebbe concretizzato il pericolo che gli appalti fossero affidati a società meno competitive.